Anna Maria Sorrentino

Anna Maria Sorrentino

Sono nata nel 1946, primogenita di una fratria di sei figli dove l’unico maschio, mio fratello Giuseppe, di soli undici mesi più giovane di me, è una persona disabile intellettiva.

Dopo di noi sono nate a regolari intervalli di cinque anni due sorelle ed infine, del tutto impreviste, con il quinto parto due gemelle monozigote.

Come è facile supporre guardando la mia famiglia d’origine, questa è stata un grande laboratorio di esperienze e di riflessioni che hanno arricchito la mia professione, oltre che la mia vita.

Mai madre è sempre stata una professionista che amava il suo lavoro di amministratore, tuttavia la sua preoccupazione materna ha campeggiato nella nostra vita familiare, insegnandomi a gestire il doppio ruolo di madre e di professionista come realtà conciliabili e arricchenti. Mio padre, uomo complesso, ha sempre mostrato con il suo lavoro e con la sua totale dedizione alla famiglia, la naturalezza con cui è bene affermare la propria individualità senza nulla togliere ai propri doveri coniugali e generativi.

Questi genitori, pur con luci e ombre, sono a buon titolo i miei primi formatori. Osservare le interazioni complesse della mia famiglia ha fatto di me una persona sensibile alla soggettività e al sistema.

Dopo l’istituto magistrale mi sono laureata in Pedagogia presso l’Università Cattolica di Milano con tesi in Psicologia sull’inserimento lavorativo dell’handicappato adulto, candidandomi poi alla Scuola di Specializzazione in Psicologia della stessa università dove sono stata ammessa.

Questo determinante passaggio mi ha permesso di incontrare, e fare uno stretto rapporto amicale con Stefano Cirillo, compagno di lavoro da cinquant’anni e con altri nostri coetanei quali ad esempio Dante Ghezzi. Qui nei corsi ho avuto la straordinaria fortuna di essere allieva di Mara Selvini Palazzoli negli unici due anni del suo insegnamento.

Questo incontro ha costruito la mia mente psicoterapeutica intrecciandosi alla mia riflessività, dono nella mia crescita e dandole forma via via più complessa. Posso dire che Mara Selvini Palazzoli è stata la mia maestra, perché ho assorbito da lei quel che sono come psicoterapeuta.

Avrei la tentazione di affermare di non aver avuto altri maestri, ma sarebbe ingiusto. Ho frequentato la formazione in terapia familiare in via Leopardi, appena Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin hanno dato avvio al progetto formativo. Ho assistito dietro lo specchio a tutte le sedute di terapia familiare che precedettero la pubblicazione di Paradosso e controparadosso, da parte della Selvini, di loro due e di Giuliana Prata con la quale ho avuto amicizia e breve collaborazione.

Ho sperimentato poi la Terapia Psicomotoria della scuola francese di Bernard Aucouturier, ho lavorato per cinque anni al Centro di Psicodiagnostica diretto dal prof. Scarpellini.

Ma il filo rosso della mia crescita professionale è stato l’affiancamento come allieva a Mara Selvini Palazzoli. Questo mi ha permesso di integrare tutti gli apporti che ricevevo in un costrutto unitario. Anche la pluridecennale esperienza di lavoro nell’istituzione “La Nostra Famiglia” e il debito formativo che devo ai molti colleghi riabilitatori e curanti che ho incontrato, si sono sempre integrati come contributi al dialogo sistemico/individuale di cui Mara mi era testimone.

A ventiquattro anni, nel 1971, proprio quando fui ammessa a vedere le prime famiglie dietro lo specchio nell’équipe Selvini, Boscolo, Cecchin, Prata, mi sono sposata con l’uomo che è tuttora il mio marito amato. Abbiamo avuto quattro figli, tre femmine e un maschio ultimogenito, che ci hanno dato con il felice contributo dei loro partner sei, quasi sette, nipotini – nostra gioia -.

Seguendo l’esempio di mia madre ho avuto due vite, quella familiare e quella professionale, ognuna delle quali è parte di me. Ho fatto équipe con Stefano Cirillo e dopo otto anni si è unito Matteo Selvini.

Nel 1982 sono entrata con loro a far parte dell’équipe diretta da Mara che si era appena separata da Boscolo e Cecchin, che si erano dedicati alla scuola di formazione.

Abbiamo lavorato con lei integrando le nostre esperienze lavorative: Stefano nel maltrattamento, Matteo nella psichiatria e io nella Neuropsichiatria infantile, fino a quando Mara è rimasta tra noi, cioè per diciassette anni, imparando da lei e piano piano gli uni dagli altri. Il mio lavoro con i bambini gravi ha contribuito a sensibilizzare la nostra équipe sui temi dell’Attaccamento e delle risorsa/limite famigliare in presenza della malattia e della sofferenza individuale. Questa esperienza è stata sintetizzata nel testo Handicap e riabilitazione (1986) e nel più attuale Figli disabili (Cortina 2006).

Come gruppo abbiamo pubblicato insieme alcuni testi, I giochi psicotici nella famiglia, Raffaello Cortina, 1988; Ragazze anoressiche e bulimiche. La terapia familiare, Raffaello Cortina, 1998; La terapia familiare nei servizi psichiatrici, Raffaello Cortina, 2002) ora fondamento del nostro insegnamento per gli allievi della scuola di Psicoterapia “Mara Selvini Palazzoli” da noi fondata, riconosciuta a livello ministeriale nel 1994. Questa esperienza di insegnamento ci ha molto arricchiti.

Ognuno di noi ha riversato in questa esperienza i percorsi di crescita professionali. Io sento di aver introdotto la mia esperienza con il genogramma come luogo di rappresentazione della storia personale, sia a livello storico che a livello grafico, quale inconscia espressione dei propri stati interni. Inoltre, l’attenzione ai vissuti corporei e alla loro pregnante spinta espressiva ha trovato uno spazio nella formazione di oggi nell’esperienza della Comunicazione Non Verbale, introduttiva al percorso della Scuola.

Molti infatti sono gli accessi – o le porte – al nostro come all’altrui vissuto, come descritto nella nostra ultima pubblicazione, Entrare in terapia. Le sette porte della terapia sistemica. Raffaello Cortina, 2016).

Il nostro sapere è stato partecipato a molti colleghi interessati attraverso seminari e docenze in Italia e all’estero. Nonostante la mia scarsa inclinazione ai viaggi ho infatti insegnato oltre che in Italia in Svizzera, Francia e Spagna.